Donne detenute, doppia pena

Famiglia, salute e lavoro: percorsi di detenzione al femminile tra criticità e prospettive possibili

Un convegno per dare voce a una riflessione culturale a partire da esperienze operative di inclusione lavorativa e abitativa di donne detenute e in esecuzione esterna nel territorio lombardo.

Interviene l’On. Emma Bonino

Il convegno, promosso dal progetto Donne oltre le mura, si propone di mettere in luce la condizione femminile nella detenzione, accendendo i riflettori su tre questioni particolari: lavoro, salute e genitorialità.

Il progetto si è svolto da dicembre 2016 a gennaio 2019 nelle sezioni femminili di Bollate,  San Vittore, Como e con donne in espiazione penale esterna. Ha coinvolto circa 160 persone detenute.

I dati qualitativi di ricerca e quelli empirici provenienti da diverse azioni di progetto si concentrano nel dettaglio su:

  • il significato del lavoro;
  • la discriminazione di genere nell’ambito lavorativo;
  • il significato di essere madri durante la detenzione;
  • i servizi offerti dalle due carceri nell’ambito del lavoro, della salute e del supporto alla genitorialità;
  • le problematiche affrontate dalle detenute nell’ambito del lavoro, della salute e della genitorialità.

Si rileva che la detenzione al femminile sia una fonte di maggiore sofferenza rispetto a quella degli uomini, traducendosi in maggiore litigiosità nelle sezioni, minore rispetto per le altre detenute e per il loro lavoro, minore senso di gruppo, poca cura degli ambienti, atteggiamenti di aggressività o al contrario remissivi e di chiusura.

Spesso gli esiti di queste condizioni portano a una scarsa tenuta dei percorsi formativi e lavorativi o al rifiuto di partecipare alle attività messe a disposizione dal carcere.

Le sezioni femminile sono concepite e vissute come “un’appendice” del carcere, pensato principalmente al maschile. Questa situazione è ancora più amplificata nel caso delle sezioni dedicate alle persone transessuali.

 

 

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