Venerdì 15 febbraio alla Casa dei Diritti del Comune di Milano si è tenuta una mattinata di formazione organizzata dalla nostra associazione e rivolta ad operatori e operatrici delle unità di strada impegnate sui vari territori lombardi nel progetto “Derive e Approdi” finanziato dal Ministero delle Pari Opportunità. Il titolo della formazione era “Il lavoro in strada e il lavoro clinico per la salute delle sex worker transgender” ed è stato pensato per introdurre il pubblico ad un target che solitamente non fa parte della loro utenza, perlopiù rappresentata da donne.

Per ALA Milano Onlus sono intervenuti anzitutto i consulenti dello Sportello Trans Antonio Prunas, sessuologo e docente di psicologia, e Stefania Bonadonna, endocrinologa, che hanno offerto uno sguardo clinico sulla salute e sul benessere delle persone transgender.

Prunas ha introdotto le nozioni di base per comprendere l’esperienza, le difficoltà e i vissuti delle persone transgender, facendo attenzione a distinguere concetti spesso confusi come quello di identità di genere, espressione di genere e orientamento sessuale. Infatti, l’elemento chiave dell’esperienza transgender è la non conformità di genere ovvero il fatto di identificarsi in un genere non conforme a quello assegnato alla nascita. Invece, l’espressione di genere e l’orientamento sessuale possono essere del tutto autonomi rispetto al genere. Quindi, ad esempio, una persona transgender che si identifica con il genere femminile può essere attratta dalle donne e definirsi quindi “lesbica” senza per questo mettere in dubbio la sua identità. Inoltre, il relatore ha precisato i significati dei termini che vengono attribuiti alle persone transgender, sottolineando l’ambivalenza del termine “transessuale” – nato nell’ambito degli studi medico-psichiatrici – e la valenza affermativa della parola “trans”, nata invece nell’ambito dell’attivismo. Infine, ha ricordato l’importanza di chiedere alle singole persone come vogliono essere chiamate in termini di declinazione di genere qualora vi sia una discrepanza fra nome anagrafico e aspetto, ad esempio, oppure nome di elezione.

Successivamente Bonadonna ha offerto una panoramica articolata sulle terapie ormonali, sui benefici e sui rischi che comportano per la salute delle persone transgender, entrando anche in dettagli clinici che spesso a noi profani risultano piuttosto incomprensibili. Dal momento che il pubblico presente si occupava di sex worker – e quindi esclusivamente di transgender MtoF (da maschio a femmina) – , il medico si è soffermato prevalentemente sulle terapie dedicate a questo gruppo che comportano l’assunzione di estrogeni e l’inibizione del testosterone. Bonadonna ha sottolineato la delicatezza di queste terapie e l’importanza che siano monitorate da specialisti e ha alzato l’allarme nei confronti dell’assunzione “fai da te” che riguarda molte delle ragazze straniere, soprattutto sudamericane. Ha ricordato come gli anti-androgeni comportino un problema di erezione – che spesso viene richiesta nelle prestazioni sessuali dai clienti – , motivo per cui le sex worker assumono con cautela il farmaco oppure, in alcuni casi, controbilanciano con il viagra. Particolare cautela nella somministrazione di questi farmaci è da avere nel caso la persona sia in cura per HIV con terapia anti-retrovirale per l’impatto sul fegato che questa comporta e va possibilmente eliminato il fumo che è molto dannoso sugli estrogeni e aumenta il rischio di trombosi venosa.

Varie domande sono state rivolte ai due specialisti, in particolare relative ai percorsi da intraprendere per avviare un percorso di adeguamento di genere e alla possibilità per queste persone di trovare adeguato supporto sul territorio lombardo. A tal proposito, è stato evidenziato che allo stato attuale solo Milano offre assistenza in questo senso e che – eccetto la clinica dell’Ospedale Niguarda – i servizi attivati dalla nostra associazione sono gli unici in grado di orientare adeguatamente le persone che vogliono avviare una transizione, in particolare per le persone immigrate.

Nella seconda parte della mattinata, per l’unità di strada impegnata nei progetti rivolti alle persone transgender dedite al lavoro sessuale, sono intervenuti Massimo Modesti, coordinatore progettuale, Eugenia Lungu, cousellor e mediatrice linguistico-culturale, e Antonia Monopoli, operatrice pari oltre che responsabile dello Sportello Trans. Lo staff di ALA Milano Onlus ha offerto una panoramica sulla ricerca e sullo screening HIV/HCV realizzato lo scorso anno insieme ai medici infettivologi dell’ospedale S. Gerardo di Monza e, in secondo luogo, ha delineato quali sono gli elementi portanti di un intervento sociale di successo con le sex worker transgender. Modesti ha anzitutto messo in luce i dati e le criticità emerse dall’indagine, in particolare i rischi legati ai rapporti non protetti in cambio di un compenso più alto e l’uso massiccio di sostanze (alcol e droghe) durante l’attività sessuale che comporta un minore controllo sui comportamenti sessuali. Di qui deriva la necessità di favorire una corretta informazione sui rischi della sessualità non protetta anche ai clienti e non solo alle ragazze transgender. Inoltre, considerato che nell’arco di tre mesi sono state identificate 7 nuove persone sieropositive (che non sapevano di esserlo), ha sottolineato la necessità di ampliare le possibilità di screening rivolte alle sex worker da una parte e l’importanza di un monitoraggio in strada per favorire l’accompagnamento e l’aggancio ai servizi di diagnosi e cura per il trattamento con farmaci anti-retrovirali. Anche per questo motivo, è nato presso la sede di ALA Milano Onlus il “Centro di salute e prevenzione” dedicato a questo target, con orari e modalità che favoriscono l’accesso delle ragazze che lavorano in strada (il giovedì dalle ore 17 alle 20) e la presenza di un medico infettivologo. Operatori e operatrici sono stati informati della possibilità per le utenti di ottenere una consulenza sulla terapia preventiva dell’HIV chiamata PreP (Pre-exposure Prophylaxis) nonché la sua prescrizione da parte dei medici operanti presso il centro. Nella ricerca esplorativa svolta lo scorso anno, infatti, le ragazze intervistate si erano dimostrate molto favorevoli verso la possibilità di assumere questo farmaco.

Successivamente Lungu e Monopoli hanno offerto una rassegna di narrazioni ed aneddoti raccolti dal lavoro in strada per esemplificare l’importanza di alcuni principi-guida come la sospensione del giudizio, la conoscenza dell’utenza nelle sue specificità oppure il riconoscimento dell’identità personale. Hanno sottolineato l’importanza di andare oltre l’atteggiamento di diffidenza manifestato dalle ragazze, un meccanismo di difesa dovuto alla necessità di prevenire attacchi verbali e possibili violenze che appartengono (purtroppo) all’esperienza quotidiana delle sex worker e delle persone transgender. Hanno spiegato come alcune ragazze tendano a viversi in modo svalutante, interiorizzando il disprezzo sociale nei loro confronti e non valorizzando – ad esempio nei colloqui di lavoro – le loro competenze e qualità. Di qui l’importanza di rispecchiare le qualità positive e sostenere un percorso di empowerment. Hanno sottolineato l’importanza di rivolgersi loro usando il genere femminile, di interessarsi alla loro vita al di là dell’attività di prostituzione, e di vederle prima di tutto come persone. Di comunicare che – come operatrici e operatori – siamo solo interessati al loro benessere.

Durante la formazione sono apparse sulle slides le fotografie di Georgia Garofalo che lo scorso anno ha seguito l’unità di strada immortalando i momenti salienti del suo lavoro, un’operazione visuale che ha valorizzato ulteriormente l’importanza e la delicatezza che l’intervento in strada con le sex worker transgender comporta.

 

Massimo Modesti

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