Chiamarla festa, quella dell’8 marzo, fa infuriare buona parte delle donne che preferisce parlare di “Giornata Internazionale delle Donne”.

Ma di quali donne stiamo parlando?

A noi di ALA Milano, che tanto sogniamo una riforma dei programmi ministeriali di storia e italiano, le prime che vengono in mente, sono tutte quelle donne che hanno partecipato alla vita sociale, culturale, scientifica, artistica, economica e politica del proprio Paese.

Da Ipazia ad Artemisia e su via correndo fino ai giorni nostri,

ci piace pensare a tutte quelle donne che hanno smesso merletti rosa per indossare i panni del lavoro, dell’autorealizzazione personale, della scienza, della musica, delle arti.

Ci piace pensare a quelle donne che hanno lasciato i principi nel reame, che si sono svegliate da sole senza aspettare nessun bacio, che si sono guardate allo specchio e si sono viste bellissime senza che nessuna rivista patinata o fashion blogger abbia dato loro il consenso a sentirsi tali.

Non possiamo però non pensare alla realtà, che di fatto, proprio perché ancora festa non è, imprigiona la figura femminile in stereotipi culturali che la schiacciano e le impedendiscono di rompere definitivamente quel “soffitto di cristallo” che la distanzia dagli uomini in parità di stipendio, di opportunità, di considerazione in seno alla società.

Infine, ma non per ultimo, il pensiero delle donne e degli uomini di Ala Milano corre alle vittime di ogni tipo di violenza da parte dei propri compagni e della comunità di persone e parole che spesso le condanna due volte.

La strada per la piena parità è un cammino ancora lungo, possibile solo se percorso da tutti gli uomini e tutte le donne, scavalcando il pregiudizio, andando oltre lo stereotipo.

 

 

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