Mentre molti e molte non vedono l’ora di tornare alla propria vita, uscire, riprendere il lavoro, vedere gli amici, qualcuno può vivere con più ansia e preoccupazione il rientro in società.

I mesi di clausura possono aver contribuito a creare una nuova stabilità. Abbandonarla e ritararsi nuovamente può essere vissuto con apprensione.

Può essere che ci si preoccupi di un ritorno dei contagi, di ammalarsi o di far ammalare o che si sia in difficoltà a sintonizzarsi con il “nuovo mondo” che si è creato. 

Inoltre, chi ha trovato nel restare a casa una serie di aspetti positivi come la possibilità di lavorare in smart working, di gestire il proprio tempo in maniera più autonoma o di passare più momenti con i propri familiari, potrebbe essere meno entusiasta di ricominciare più o meno da dove si era lasciato.

È possibile che anche il continuo bombardamento di informazioni, spesso allarmistiche, a cui siamo stati sottoposti in questi ultimi mesi, abbia nutrito la mente di immagini e pensieri negativi, da cui è difficile distogliersi.

Proviamo a dare alcuni suggerimenti per affrontare questa nuova fase il più serenamente possibile.

Innanzitutto, rendiamoci conto che se proviamo un po’ di ansia e senso di straniamento all’idea di ritornare nella società, non siamo degli alieni. È comune sentire una certa agitazione all’alba di ogni cambiamento, grande o piccolo che sia.

Detto questo, per prima cosa programmiamo la ripartenza a piccoli passi.

Se sappiamo che siamo costretti a recarci nuovamente sul posto di lavoro e temiamo di non farcela all’idea di uscire di casa, possiamo iniziare già dalla settimana precedente a fare una sorta di allenamento, iniziando con l’uscire il primo giorno solo poco oltre la soglia di casa e poi aumentando via via la distanza nei giorni successivi.

Se è l’idea di un possibile contagio a frenarci, può essere utile mettere in atto un processo di razionalizzazione: non negare che questo rischio ci sia, ma rendersi conto che adottando tutte le misure di sicurezza, come l’utilizzo della mascherina, dei guanti protettivi, il mantenimento della distanza e delle altre procedure indicate dagli esperti, questo rischio può essere ridotto al minimo.

Pensiamo che siamo noi a contenere i nostri pensieri e non il contrario. Preoccuparsi per eventualità future (di solito catastrofiche) non ci aiuta a vivere il nostro presente, anzi, fa sì che ci proiettiamo in un domani ipotetico sul quale non abbiamo potere, distogliendoci da ciò che possiamo fare e controllare nel qui e ora. Occorre distinguere le possibilità dalle certezze. Tutto ciò che riguarda il futuro attiene al campo delle possibilità, ciò che riguarda il presente, invece, afferisce alle nostre certezze. Quindi è più razionale e saggio, ad esempio, uscire utilizzando i dispositivi di sicurezza e le norme indicate (cosa che possiamo fare ora) piuttosto che ipotizzare scenari catastrofici che potrebbero sortire solo l’effetto di immobilizzarci e farci perdere la vita presente.

Dal punto di vista mentale è bene ricordare che pensare sempre agli aspetti negativi di una situazione può farci entrare in un circolo vizioso di ruminazione mentale che non potrà far altro che peggiorare la situazione portando stress e stanchezza fisica e mentale. E come ormai è ben noto, questi sono fattori che hanno la conseguenza di abbattere anche le nostre difese immunitarie.

Riacquistiamo, quindi, fiducia nelle nostre capacità di proteggerci e proteggere e la fiducia negli altri, ricordando che tutto ciò che stiamo vivendo non lo stiamo vivendo da soli, ma insieme a quella grande famiglia umana di cui facciamo parte.

Impariamo a considerare i dati positivi e le notizie incoraggianti (che ci sono) con lo stesso peso con cui consideriamo le informazioni meno incoraggianti. Il che non significa minimizzare, ma al contrario vuol dire recuperare lucidità ed equilibrio.

Anche se casa nostra ci può sembrare il luogo più sicuro in cui nulla può accaderci e nel quale ci sentiamo protetti, è bene non dimenticarsi di ciò che sta fuori al nostro focolaio.

Mantenersi attivi nell’ambiente reale e sociale è fondamentale per mantenere alto il tono dell’umore e in salute l’organismo.

Se però ci si accorge che si è arrivati ad un punto in cui anche fare il primo passo è troppo difficile e ci sentiamo immobilizzati, è bene rivolgersi ad un/una professionista della salute mentale che potrà dare il supporto necessario a superare il momento di impasse.

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