La nostra posizione concettuale parte dal presupposto che tutte le sostanze psicotrope sono pericolose in quanto legate ad una dimensione di ricerca di piacere e benessere che, se effettuata attraverso l’utilizzo di sostanze, può determinare rischi spesso non controllabili per la salute psicofisica propria e altrui. Il pericolo nel ricercare il piacere attraverso un’alterazione dello stato mentale non è dovuta solo alle possibili complicanze collaterali che ogni sostanza può portare con sé, ma anche al fatto che aumenta la possibilità di entrare in un rapporto abitudinario con le sostanze stesse (dipendenza psicologica) riducendo il campo di scelta del singolo individuo.

Già da queste considerazioni preliminari si può intuire come qualsiasi riflessione sulle droghe, e sul modo di confrontarsi con esse, impatti su tematiche molto più ampie rispetto alla semplice analisi delle loro caratteristiche e dei loro effetti. Tra questi temi, qui solo accennabili, secondo noi, due sono centrali: quello della ricerca di un piacere che necessita dell’uso di sostanze per trovare il suo appagamento e quello di una libertà individuale inalienabile, ma esposta al rischio di una dipendenza che ne rappresenta l’antitesi. Se il tema della libertà ha a che fare con aspetti etico-legislativi individuali e collettivi, quello del piacere ha implicazioni psicologiche e sociali fondamentali per chi lavora nell’ambito della prevenzione e della cura.

La ricerca del piacere, infatti, può anche essere intesa come tentativo di ridurre la sofferenza, l’angoscia o la noia, configurando l’uso di sostanze come tentativo improprio di autocura e facilitando il passaggio dal consumo all’abuso e, appunto, alla dipendenza. Lo stesso rischio, accresciuto da un contesto culturale spesso favorevole, è insito nell’uso di sostanze finalizzato a migliorare le proprie prestazioni fisiche, cognitive, sociali, sessuali o lavorative. Lo spettro delle sostanze che possiamo definire droghe si amplia, quindi, notevolmente, includendo non solo le sostanze psicotrope legali, come alcol e tabacco, e quelle illegali, come cannabis, cocaina ed eroina, ma anche psicofarmaci, spesso usati fuori prescrizione, farmaci oppiacei o a base amfetaminica, viagra&co., anabolizzanti e doping in senso lato.

Ognuna di queste sostanze, tra l’altro usata in infinite combinazioni, ha una propria additività potenziale, nel senso che è in grado di aggiungere, ampliare o comunque modificare qualcosa: il piacere, le sensazioni, le percezioni, l’introspezione, la socievolezza, le prestazioni. Tale potenziale additivo non è dato solo dalle proprietà farmacocinetiche della sostanza, ma anche dalle caratteristiche individuali di chi consuma e dai contesti socio-culturali in cui si consuma. Ogni individuo, così come ogni ambiente, ha una propria vulnerabilità rispetto a sostanze che, per produrre nel tempo i medesimi effetti, devono essere assunte in quantitativi sempre maggiori. Fortunatamente, la maggior parte delle persone che sperimenta l’uso di sostanze, con il tempo, abbandona o riduce sensibilmente il proprio consumo, ma l’assenza di una vera e propria dipendenza, non elimina la pericolosità immediata, in termini di salute e di comportamenti, dell’uso di sostanze psicoattive assunte fuori dal controllo medico.

Per tutte le considerazioni sopra esposte, il nostro sforzo, come tecnici della salute, è quello di proporre una visione del consumo di sostanze che vada al di là di un concetto monolitico di droga, spesso connotato in modo ideologico e con finalità che poco hanno a che fare con il tentativo di comprendere un fenomeno tanto trasversale quanto pervasivo delle società contemporanee. Riteniamo quindi possa essere utile fornire strumenti di criticità e di riflessione per aumentare la consapevolezza delle proprie scelte relativamente all’uso di sostanze e alle relative implicazioni.

 

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